Una nuova intervista dedicata ai Centri Postural Equipe: Andrea Pasqualetto, fisioterapista e osteopata, ci racconta il suo percorso personale e professionale, tra ostacoli, scoperte e soddisfazioni.

Qual è la tua storia? Parlaci della tua formazione e della tua professione.

Tutto ebbe inizio nei primi anni del 2000, quando accompagnai mio papà ad una visita fisiatrica. All’epoca studiavo medicina, frequentavo il 3° anno universitario. Tuttavia non ero particolarmente convinto del percorso di studi che avevo scelto: in realtà, pensavo che l’indirizzo odontoiatrico sarebbe stato più stimolante, anche in visione del mio futuro professionale. Ho cercato quindi di accedervi, ripetendo diverse volte il test d’ingresso ma senza successo.

Tornando alla visita fisiatrica, in quell’occasione il medico mi chiese quale fosse il mio interesse nell’ambito della medicina. Notando la mia indecisione, reagì d’istinto e senza esitazioni mi consigliò di iscrivermi a fisioterapia. Al momento la mia risposta non fu particolarmente entusiasmante, eppure decisi di seguire il suo suggerimento.

Ecco che, nel giro di tre anni, ho conseguito la laurea in Fisioterapia a Padova, trovando lavoro fin da subito presso una struttura ospedaliera privata di Mestre (VE), dove sono rimasto per 10 anni. Nel frattempo ho aperto il mio studio di fisioterapia, sempre nel veneziano.

Successivamente mi sono diplomato in Osteopatia, presso l’Istituto Italiano di Terapia Manuale Osteopatica di Bologna. Infine, da un anno a questa parte, ho deciso di integrare il mio percorso formativo frequentando la scuola di posturologia “Postural Equipe Academy” di Noale (VE).

Cosa ti ha portato ad appassionarti alla posturologia?

Mi sono avvicinato alla posturologia per il semplice fatto che è un termine che si utilizza molto spesso in ambito fisioterapico, e mi sono reso subito conto che vuol dire “tutto e niente” se non si intraprende un iter formativo specifico.

Già ora, dopo aver partecipato a qualche seminario di “Postural Equipe Academy”, posso ritenermi soddisfatto di aver scelto questo percorso in cui vengono affrontati molti aspetti che, come se fossero i tasselli di un mosaico, migliorano e completano la mia formazione e la mia professione, in continua crescita.

Chi sono i tuoi pazienti? Perché si rivolgono al tuo studio?

I miei pazienti sono persone comuni: pazienti di medici di base, di fisiatri e di ortopedici; ma anche amici e conoscenti. Dal punto di vista anagrafico, si tratta sia di adolescenti che di adulti e anziani, principalmente con disordini ortopedici di carattere posturale (e solo in minima parte, con problemi neurologici).

Che metodo di lavoro utilizzi?

Dipende. Dopo tanti anni ho dovuto classificare un metodo di lavoro a seconda del percorso terapeutico di ogni paziente.

Il paziente con accesso indiretto, inviatomi con diagnosi medica, esegue un percorso antalgico, prescritto dal medico. Il paziente con accesso diretto, esegue invece un percorso di cura distrettuale, se il disturbo è locale; e a seguire, se necessario, un percorso di cura globale (percorso posturale) nel caso in cui il disturbo primario sia causa di una disfunzione secondaria in distretti lontani e diversi – oppure se il paziente si rivolge a me per una valutazione posturale.

Quali sono, per il paziente e per il terapista, i benefici di un approccio posturologico?

Il paziente si sente valutato globalmente, scoprendo cose che mai avrebbe considerato in un esame di posturologia. Il terapista invece, coglie più velocemente il disturbo primario del paziente.

In particolare, questo approccio permette al terapista di fare “due passi indietro” e di valutare ciò che sta guardando nella sua globalità, per poi mettere a fuoco quello di cui necessita maggiormente il paziente, così da evitare di perdere tempo con cure inappropriate: se penso a quanti ultrasuoni sono stati prescritti in pazienti con alluce valgo, senza mai aver tenuto in considerazione la calzatura ortopedica non adeguata e il carico del piede, mi si annebbiano le meningi….

Allargare la visione, prima di giudicare, è importante per capire cos’ha portato quella struttura ad adattarsi e compensare un equilibrio alterato. Questo approccio, garantisce sicuramente una risposta più obiettiva.

Raccontaci un tuo caso di successo.

Seguivo da tre anni un paziente affetto da cervicalgia per ernia discale, sintomo che si accentuava in caso di stress emotivo. Ogni anno veniva a trovarmi per il classico ciclo di rieducazione funzionale con prescrizione medica. Durante una seduta, mi chiese di valutare i suoi plantari ortopedici, che doveva cambiare. Mi sono sentito quindi di consigliare una valutazione posturale, accompagnata dall’uso di un plantare propriocettivo su misura: così, fidandosi di me, intraprese un nuovo percorso posturale.

A due mesi di distanza, alla visita di controllo posturale, mi disse: “Andrea non sono mai stato così teso come in questo periodo, data la recente perdita di mio padre, ma stranamente la cervicale non mi fa male”. Alla valutazione di controllo risultò che la lordosi e la cifosi dorsale si erano ridotte rispetto ai mesi precedenti, ma la cosa che mi stupì maggiormente fu la sua crescita in altezza, avvenuta in così poco tempo. Fu un caso straordinario, anche per Sprint IT.

 Qual è l’aspetto che ti appassiona di più del tuo lavoro?

Potrei riassumerlo con una sola parola: dinamicità.

Non ci si può di certo annoiare! Perché ogni disfunzione uguale, in pazienti diversi, è diversa. Il sistema umano è complesso, ma non complicato: in questo contesto, ritengo che la formazione sia fondamentale per consentirci di dare risposte di guarigione e di aiuto al paziente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sinceramente mi sembra di aver appena iniziato a lavorare. Anche se, devo ammettere, finora di cose ne ho fatte molte e mi piacerebbe continuare così, senza percepire il mio lavoro come un peso o come un dovere.  Se ami la tua professione, le cose vengono naturali e danno soddisfazione.

In particolare, mi piacerebbe creare e realizzare un metodo terapeutico che possa essere di aiuto a figure professionali come la mia, in modo da indirizzare l’attenzione di ipotesi diagnostica del fisioterapista alla gestione di pazienti, con linee guida più efficaci e veloci – non casuali come spesso avviene.

Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere la tua professione?

Questa domande mi fa venire in mente che personalmente non ho mai ricevuto consigli in ambito professionale dai miei superiori: il sostegno mi è sempre stato dato dai miei genitori prima, e da mia moglie dopo.

Nei giovani laureati vedo molta fretta di seguire corsi avanzati e di aprire fin da subito un ambulatorio privato, senza mai avere fatto esperienza in qualche struttura ospedaliera. Per me, dopo il tirocinio universitario, aver fatto tanti anni di gavetta ospedaliera è servito a porre le basi del mio futuro e soprattutto a capire realmente cosa significa prendersi cura dei pazienti. Se si acquisisce questa consapevolezza, tutto il resto, anche la formazione, diventa una naturale conseguenza. E questo, ripaga emotivamente.

 

L’ambulatorio di Fisioterapia Pasqualetto si trova a Marghera (VE) in Via Giuseppe Zambelli, 6.

Se hai bisogno di una valutazione posturale in provincia di Venezia puoi contattare l’ambulatorio chiamando il seguente numero:  340 072 5405 o visita il sito www.fisioterapiapasqualetto.it