di Diego Scattolin · pubblicato nel 2016, aggiornato a ottobre 2026

Quando un servizio di posturologia non decolla, quasi nessuno sa dire quando è morto. “Non ha funzionato”, “non era il momento”, “nella mia zona non c’era mercato”. Sono tutte spiegazioni che arrivano dopo, e non servono a niente, perché non ti dicono dove intervenire.

In questi anni ho parlato con centinaia di professionisti che avevano provato a lavorare come posturologi per conto loro e si erano fermati. Li ho incontrati ai corsi, ai congressi, o sono arrivati da noi dopo un primo tentativo, con la sensazione di aver sbagliato qualcosa senza sapere cosa. E quando raccogli abbastanza storie ti accorgi che si somigliano tutte. Si fermano in tre momenti precisi, sempre gli stessi.

Abbiamo messo per iscritto questi errori per la prima volta nel 2016, in questo stesso articolo. Dieci anni dopo sono cambiati gli strumenti, i social e mezzo settore. Gli errori no.

Quindi non ti do un elenco di cose da evitare. Ti do una mappa: alla fine saprai in quale dei tre momenti sei adesso, e qual è l’errore che in quel momento può fermare il tuo progetto.

Nel video ti spiego i tre momenti uno per uno, con gli esempi che vedo ripetersi più spesso nei professionisti che iniziano.


Momento 1: prima di partire

È il momento che quasi nessuno considera tale, perché non è ancora successo niente. Invece è quello in cui prendi le decisioni più difficili da correggere dopo.

Errore 1: partire con un prezzo basso

Il ragionamento che porta a sbagliare è ragionevolissimo: “All’inizio metto un prezzo basso, così entra più gente. Poi, quando sarò più bravo, lo alzo.”

Sembra prudente. È la cosa che ti costa di più in assoluto. Perché se alzi i prezzi dopo, sarai diventato quello caro.

Il prezzo non è un’etichetta che togli e rimetti. È la posizione che occupi nella testa delle persone, e quella posizione non si aggiorna quando cambi il listino. Chi parte basso e poi alza non diventa “quello che è cresciuto”: diventa “quello che ha alzato”. È una cosa diversa, e la gente se ne accorge, soprattutto in un posto piccolo dove tutti ti conoscono.

C’è anche un secondo effetto, immediato: il prezzo basso ti porta il pubblico peggiore. Attiri chi sceglie in base al prezzo, cioè le persone meno disposte a impegnarsi in un percorso: quelle che chiederanno lo sconto e molleranno a metà. E i risultati modesti che otterrai con loro ti confermeranno che non valevi di più.

Chiedere poco non comunica generosità. Chi non ha strumenti per giudicarti, cioè nessun paziente, legge il prezzo come un segnale. E se chiedi poco non conclude che sei modesto: conclude che quello che fai vale poco.

Prima di fissare il prezzo, chiediti: quanto tempo dedichi alla visita? Quanto hai investito nella tua formazione e negli strumenti? E tieni conto che un buon percorso posturale non ti porta lo stesso paziente decine di volte, come succede quando tratti solo il sintomo: un motivo in più per dare il giusto valore a quello che fai.

Errore 2: pensare alla promozione “dopo”

“Prima imparo, poi mi organizzo, e quando sarò pronto comincerò a farmi conoscere.”

Il problema è che farsi conoscere richiede mesi. Quando finalmente sarai pronto, dovrai aspettare altri sei mesi prima che qualcuno lo sappia. E in quei sei mesi senza pazienti, l’entusiasmo che ti serviva per partire si sarà consumato.

Oggi la competenza è data per scontata: se non sei competente non sei nemmeno sul mercato. Vince chi sa comunicare bene quello che fa, e chi comincia a farlo per primo. Sito, profilo Google, social, contenuti che spiegano il tuo metodo: sono canali che costano poco ma che richiedono tempo per portare risultati. Per questo imparare e farsi conoscere devono correre in parallelo, non in fila.

E prima di aprire qualsiasi canale, chiediti: perché un paziente dovrebbe scegliere te e non un altro? Cosa fai tu che difficilmente troverà altrove?


Momento 2: i primi mesi

Hai cominciato e le cose sembrano andare. È anche il momento in cui si fermano più progetti in assoluto.

Errore 3: provarci da solo

Non è una questione di orgoglio. Il punto è che l’errore da principiante non lo vedi. Fai una foto sbagliata, esegui un test in modo scorretto, leggi male un dato: il risultato ti sembra plausibile, e niente ti avvisa. Quindi ci costruisci sopra un ragionamento, prendi una decisione e vai avanti.

E siccome nessuno ti corregge, quell’errore non resta un errore: diventa il tuo modo di lavorare. Quello che sbagli nelle prime venti valutazioni posturali lo sbaglierai per vent’anni, perché nel frattempo è diventato un’abitudine.

Poi c’è il secondo pezzo, quello che ferma davvero i progetti. A un certo punto ti blocchi su una difficoltà piccola: una foto che non viene, un risultato che non sai leggere, una domanda a cui non sai rispondere. È piccola, ma da solo non la risolvi, e allora resta lì. Ogni volta che dovresti usare quella cosa senti quell’attrito, quindi la proponi sempre meno. Finché un giorno ti accorgi che sono tre mesi che non la fai.

Lì si decide tutto, e si decide su una cosa sola: c’era qualcuno a cui chiedere, oppure no?

Errore 4: aspettare la fine del corso per cominciare

È l’errore più diffuso in assoluto, e nasce da una sensazione onesta: quella di non essere ancora abbastanza pronto.

La verità è che non lo sarai mai. Non c’è nessun giorno in cui ti sveglierai sentendoti all’altezza, perché la sicurezza non nasce dallo studio, nasce dal fare. Aspettare di sentirsi pronti significa aspettare una cosa che arriva solo dopo aver cominciato.

Chi si sporca le mani dalla prima settimana ha un vantaggio doppio. Impara più in fretta, e soprattutto arriva alla lezione successiva con domande vere: quelle che nascono dall’attrito con un paziente reale, e che valgono dieci volte le domande teoriche.


Momento 3: con i pazienti

Qui gli errori non ti fermano subito. Ti costruiscono lentamente una reputazione che poi ti porti dietro.

Errore 5: fare la valutazione posturale a un paziente con dolore

La maggior parte delle persone che arriveranno da te viene perché ha dolore, e si aspetta una cosa sola: che quel dolore vada via, possibilmente in fretta. La tentazione, per rispondere a quell’aspettativa e insieme per mostrare il tuo lavoro, è fare subito la valutazione posturale. È l’errore peggiore che puoi fare, per due motivi.

Il primo è tecnico. Un corpo che ha male non è quel corpo: è un corpo che si sta difendendo, che compensa, si irrigidisce, si organizza intorno al dolore. Quello che misuri lì non è il suo assetto, è la sua difesa. E se ci costruisci sopra un piano, stai correggendo qualcosa che tra due settimane non esisterà più.

Il secondo riguarda il rapporto, ed è peggiore. In quelle condizioni la probabilità di sbagliare è alta, quindi è probabile che quel paziente non risolva. E un paziente che non risolve non resta neutro: diventa il tuo primo detrattore. Quando hai appena aperto i primi detrattori pesano tantissimo, perché non hai ancora niente che li bilanci.

La sequenza corretta è l’opposta: prima togli il dolore agendo sul sintomo, poi guardi le cause. E va spiegato al paziente, altrimenti sembra che tu stia rimandando. La frase è più semplice di quanto sembri:

“Adesso ci occupiamo di questo dolore, perché è quello che ti sta rovinando la giornata. Quando sarà sotto controllo, andiamo a vedere perché ti è venuto, così proviamo a fare in modo che non torni.”

E se quella persona non accetta questa condizione, se vuole tutto e subito e la seconda parte non le interessa, la cosa giusta da fare è lasciar perdere. Non farti carico di problemi che non sono tuoi.

Errore 6: promettere tempi che non puoi mantenere

Nessuno risolve un problema posturale in una o due sedute, e prometterlo significa costruirsi una delusione con una data.

Molto meglio proporre un percorso pianificato e chiedere al paziente di essere parte attiva: un paziente coinvolto ottiene risultati migliori, e in meno tempo. Usa criteri oggettivi per monitorare i progressi e, se serve, ripianifica i tempi. Il paziente ti vedrà come un alleato, non come uno che ha mancato una promessa.

Errore 7: perdersi nei tecnicismi

Quando hai cento cose nuove da fare, l’attenzione va tutta sull’esecuzione e la comunicazione sparisce. Ma il paziente non giudica quanto sai: giudica quanto ha capito. Una visita tecnicamente perfetta che lui non ha capito, per lui è una visita andata male.

La comunicazione non viene dopo i test: si tiene alta mentre lavori, spiegando cosa stai facendo e perché. Alla fine della seduta dedica qualche minuto a un riepilogo e alle domande. Oggi i pazienti arrivano più informati, a volte anche disinformati: farsi capire è la parte del lavoro che costruisce la fiducia.

Errore 8: sottovalutare la misurazione strumentale

Se pensi che una valutazione posturale si possa condurre solo a occhio e con il filo a piombo, hai un problema. Il miglior alleato del posturologo è ciò che gli permette di confermare la propria scelta clinica in modo oggettivo, e di mostrare al paziente come cambia la sua postura nel tempo.

Quando scegli uno strumento:

  • verifica la riproducibilità dell’esame. Chiedi di effettuare almeno tre misurazioni della tua postura a pochi istanti di distanza, e confrontale: se gli indici cambiano molto, non ti aiuteranno a valutare i tuoi pazienti;
  • valuta la postura nella sua interezza, non solo l’appoggio del piede;
  • scegli un partner che ti formi all’uso dello strumento, non uno che si limita a venderti una macchina.

Lo stesso vale per i plantari: pensare che un plantare propriocettivo, da solo, risolva qualsiasi problema posturale è un errore. A fare la differenza sono la valutazione e la personalizzazione, non la soletta in sé. Se vuoi approfondire come funziona un plantare propriocettivo, quando ha senso prescriverlo e quali sono le controindicazioni, lo trovi nell’articolo dedicato: Plantari propriocettivi: come funzionano?


Il filo che lega tutti gli errori: l’ordine

Ecco la cosa che ho capito solo dopo aver visto ripetersi questi tre momenti decine di volte. Gli errori sono diversi, ma il meccanismo sotto è sempre lo stesso: si anticipa qualcosa che andava fatto dopo, o si rimanda qualcosa che andava fatto prima.

  • Il prezzo basso rimanda una decisione (“poi lo alzo”) che andava presa subito.
  • Aspettare la fine del corso rimanda la pratica, che andava fatta durante.
  • La promozione viene rimandata a quando si è pronti, mentre andava avviata in parallelo.
  • Valutare in fase di dolore anticipa una cosa che andava fatta dopo.

Quasi nessuno di questi è un errore di contenuto. Sono errori di ordine. E sono i più insidiosi, perché ogni singola cosa che stai facendo è giusta: solo che è nel posto sbagliato.

Se dovessi darti un solo criterio per riconoscere un errore prima di commetterlo, sarebbe questo: chiediti se stai mettendo una cosa nel momento sbagliato della sequenza.


Domande frequenti

Come si inizia a lavorare come posturologo?

Serve una formazione specifica in posturologia, di solito dopo un percorso sanitario o in scienze motorie. Se vuoi capire chi è il posturologo e quale percorso seguire, lo trovi qui: Chi è il posturologo?. In questo articolo ci siamo concentrati su quello che viene dopo: i tre momenti in cui un servizio di posturologia si ferma.

Quanto guadagna un posturologo?

Dipende molto più dalle scelte iniziali che dal numero di anni di esperienza. In particolare dal prezzo di partenza (errore 1), dal tipo di pazienti che attiri e da quanto riesci a far percepire il valore della tua valutazione. Chi parte basso fatica per anni a risalire.

Si può fare una valutazione posturale a un paziente che ha dolore?

In fase di dolore acuto è meglio di no: quello che misuri è la difesa del corpo, non il suo assetto. Prima si lavora sul sintomo, poi si valutano le cause (errore 5).

Quante sedute servono per un problema posturale?

Non una o due. Serve un percorso pianificato, con misurazioni oggettive che mostrano i progressi nel tempo e un paziente coinvolto attivamente.


Hai riconosciuto il momento in cui sei?

Sapere quali sono gli errori non basta per evitarli: questo elenco è online dal 2016, e in dieci anni non ha impedito a nessuno di commetterli. Se il problema è l’ordine, la soluzione è un ordine: cosa fare prima, cosa dopo, e come verificare lungo la strada se stai andando bene.

▶️ Guarda il video completo su YouTube: i tre momenti spiegati uno per uno.

Sei una figura sanitaria (medico, odontoiatra, fisioterapista, osteopata…) o un laureato in scienze motorie e vuoi avviare un servizio di valutazione posturale?
Scopri i Corsi di Posturologia SprintIT e Posturologia su Misura Online.

Approfondisci online

Posturologia su Misura Online.

Il percorso Sprintit per imparare la sequenza di valutazione: occhio, piede, bocca e vestibolo.

Quando
Nuova edizione ogni mese · 4 settimane
Dove
Piattaforma online SprintIT
Prezzo
€ 557,38 + IVA
Scopri il corso ↗

Scritto da

Redazione SPRINTIT

Gli articoli e i post del blog vengono decisi e redatti da tutta la redazione, vengono revisionati sia nella forma che nel contenuto, per essere il più fedeli possibile alla scienza medica moderna e approvata.