Esistono in commercio due grandi famiglie di sensori utilizzati nella baropodometria quelli resistivi e quelli capacitivi.

Pedana baropodometrica resistiva:

la misurazione della pressione avviene sulla base della variazione della resistività di una pellicola sottile che mette in conduzione tra loro i sensori di pressione baropodometrici. Si tratta di una delle prime tecnologie in ordine cronologico ed è per questo che le pedane resistive sono le più diffuse. Costruire una pedana resistiva è molto semplice, il costo sul mercato di questi tipi di piattaforme è più basso rispetto a quello delle pedane baropodometriche capacitive. Il sensore resistivo ha subito negli anni una evoluzione sostanziale, si è passati dalle piattaforme con superficie MORBIDA (facilmente identificabili perché al tatto si ha la sensazione che la superficie di contatto poggi su una gomma piuma) a quelle con superficie RIGIDA in quanto è stato pubblicato che appoggiare i piedi su una superficie morbida cambia la propriocettività del soggetto in esame e quindi la registrazione baropodometrica si scosta dalla realtà.
Il sensore baropodometrico resistivo ha una vita più breve rispetto a quello capacitivo per questo le pedane baropodometriche resistive necessitano di una manutenzione e taratura periodica più frequenti.

Pedana baropodometrica capacitiva:

la misurazione della pressione avviene sulla base della variazione della capacità elettrica tra le superfici di due pellicole che sono in grado di variare la loro distanza e tornare al punto iniziale. Il materiale che viene inserito a sandwich in mezzo a queste due superfici conduttive è in grado di fornire prestazioni differenti in funzione alla sua nobiltà. Il costo dei sensori capacitivi varia in funzione alla tecnologia utilizzata. La vita di un sensore capacitivo può essere fino a 5 volte superiore rispetto a quella dei sensori resistivi. Mediamente le pedane capacitive hanno un numero di sensori più alto per unità di superficie rispetto alle piattaforme baropodometriche resistive.