Attualmente si sta sviluppando una fisiologia della cinestesia che permette di radicare il senso del movimento nelle proprietà biologiche degli esseri viventi: il corpo, poiché dotato di sensibilità proprie, è in grado di “descriversi” permanentemente al cervello in modo che emerga la consapevolezza delle azioni in cui è impegnato.

Funzioni e cognitive e sensomotorie

A livello posturale, la propriocezione muscolare fornisce sia funzioni cognitive di orientamento spaziale del corpo che funzioni sensomotorie di regolazione dell’equilibrio e orientamento comportamentale.

In un soggetto immobile in posizione eretta, la manipolazione tramite vibrazione dei muscoli della “catena propriocettiva” che collega l’occhio al supporto podale, evoca sensazioni di inclinazioni orientate di tutto il corpo. In un soggetto in piedi, ma libero di muoversi, le stesse stimolazioni inducono risposte motorie posturali orientate in funzione dei muscoli vibrati: si noterà però che la stimolazione della muscolatura della parte superiore del corpo (muscoli oculo-motori, muscoli della colonna cervicale o muscoli paravertebrali) induce effetti di orientamento comportamentale motorio del corpo, mentre la stimolazione dei muscoli delle gambe dà luogo a regolazioni posturali che correggono qualsiasi deviazione verticale.

Inoltre, la stimolazione, utilizzando matrici tattili (recettori cutanei plantari), evoca risposte posturali di tutto il corpo o sensazioni illusorie di movimento del corpo, a conferma dell’importante contributo del sensore podale alla percezione della verticalità del corpo e alla regolazione posturale.

Percezione cinestetica e azione

La percezione di un movimento è legata alla sua esecuzione. Da quel momento in poi, diventa difficile discernere ciò che nella cinestesia spetta al controllo motorio stesso, da ciò che spetta alle reazioni sensoriali necessariamente evocate durante l’esecuzione dell’azione.

Per questo, abbiamo utilizzato l’imaging cerebrale funzionale mediante risonanza magnetica nucleare e attivato i gruppi muscolari flessori ed estensori mediante vibrazione. Quando i soggetti sperimentano una sensazione cinestetica, quattro regioni corticali si attivano in modo significativo: la corteccia premotoria e motoria, la corteccia parietale, le aree motorie e cingolate supplementari.

Si conferma quindi che l’emergere di sensazioni di movimento richiede l’attività articolare della corteccia somatica parietale posteriore, ma anche delle strutture motorie, il che sottolinea la forza dei legami funzionali esistenti tra percezione cinestetica e azione.

Propriocezione e riabilitazione funzionale

Non appena la vibrazione tendinea genera un feedback propriocettivo prossimo a quello evocato dal movimento, quando evoca sensazioni di movimento e le sue attività motorie associate, costituisce un vero e proprio generatore di movimento con le sue componenti sensoriali, percettive e motorie.

Questa proprietà viene utilizzata nel campo della riabilitazione, in particolare per recuperare una gamma completa di movimento dopo l’immobilizzazione terapeutica. In un recente lavoro, siamo stati in grado di dimostrare che solo 5 giorni di immobilizzazione della mano portano ad un degrado sia anatomico che funzionale delle strutture corticali sensomotorie e ad una riduzione del range di movimento alla rimozione dell’ortesi di immobilizzazione.

Viceversa, nei soggetti immobilizzati che ricevevano stimoli vibratori due volte al giorno per 20 minuti – i quali inducono un’illusione di movimento della mano – le reti corticali sensomotorie sono state preservate sia nella loro estensione che nella loro intensità d’attivazione. Inoltre, nei soggetti trattati, la mobilità articolare non è stata degradata alla rimozione dell’ortesi. Tali risultati suggeriscono che il feedback propriocettivo può modellare le strutture corticali e guidare la plasticità cerebrale a beneficio della riabilitazione funzionale dei pazienti.

Propriocezione muscolare e spazio d’azione

Recenti esperimenti suggeriscono che, oltre al suo importante contributo alla conoscenza di sé, la sensibilità muscolare contribuisce alla conoscenza dell’ambiente. Infatti, il sistema nervoso centrale elabora congiuntamente le informazioni visive e le informazioni muscolari provenienti da tutti i muscoli che riguardano l’occhio.

La sensibilità muscolare poi influenza l’interpretazione da parte del cervello di ciò che vediamo. Abbiamo presentato un bersaglio su uno schermo davanti agli occhi di un soggetto immobile: la vibrazione dei muscoli oculari inferiori, dei muscoli sternocleidomastoideo o dei muscoli tibiali anteriori dà al soggetto l’illusione di un movimento verso l’alto del bersaglio. Se, in queste condizioni, al soggetto viene chiesto di puntare il dito verso il bersaglio, commette un errore di localizzazione, la cui direzione e ampiezza variano a seconda dei muscoli in vibrazione e della frequenza della vibrazione.

Infine, quando i muscoli oculari esterni di entrambi gli occhi vengono vibrati contemporaneamente, il soggetto ha l’impressione che il bersaglio si stia avvicinando a lui: i messaggi evocati infatti simulano quelli che normalmente sono associati alla convergenza degli occhi, quando seguiamo con il nostro sguardo un oggetto che ci si avvicina.

L’interpretazione di tali risultati si basa sul fatto che la retina è trasportata da una serie di segmenti del corpo mobili e interconnessi che sono sequenzialmente la testa, il tronco e le gambe: i segnali propriocettivi dell’intera catena muscolare che mobilita questi segmenti, indicano in ogni momento al cervello qual è l’atteggiamento o i movimenti del corpo, e gli permettono di calcolare la posizione assoluta della retina nello spazio. Da questo punto di vista la propriocezione muscolare assicura anche le funzioni esterne e aiuta a collegare funzionalmente il corpo al suo spazio d’azione.

 

Fonte bibliografica: Jean-Pierre Roll, Règine Roll, La proprioception muscolaire, Pratiques en posturologie (2017).

Redazione SPRINTIT

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