Sei un fisioterapista, un podologo o un professionista che si occupa di valutazione posturale e trovi pareri contrastanti sull’utilizzo dei plantari? Questo articolo è per te.
C’è chi privilegia il sostegno biomeccanico e chi considera più utile uno stimolo propriocettivo. Il rischio è trasformare due strumenti differenti in una contrapposizione teorica, perdendo di vista la domanda davvero importante: quale funzione deve svolgere il plantare all’interno del percorso della persona?
In questo articolo vediamo quali criteri possono aiutarti a distinguere i due approcci e a inserirli in modo coerente nella valutazione e nel ragionamento professionale.
Plantare biomeccanico e plantare propriocettivo: due funzioni diverse
Il plantare biomeccanico viene generalmente impiegato per fornire sostegno, distribuire i carichi e migliorare comfort e stabilità. In alcune situazioni questo obiettivo è appropriato, soprattutto quando la capacità funzionale della persona non permette di ottenere una risposta sufficiente attraverso il solo stimolo attivo.
In altri casi, invece, il piede conserva la capacità di partecipare al lavoro. Limitarsi a sostenere passivamente l’arco può non essere coerente con un percorso che punta a recuperare e allenare la funzione.
Il plantare propriocettivo segue un principio differente: introduce stimoli mirati sulla superficie plantare, che il sistema sensoriale può integrare nella risposta motoria. Con un’immagine semplice, non lavora al posto del piede: cerca di “parlargli”.
Perché il plantare non sostituisce l’esercizio
L’esercizio conserva un ruolo centrale perché permette di allenare attivamente forza, controllo ed equilibrio. Nella pratica, però, ogni programma deve confrontarsi con la continuità: impegni, stanchezza e interruzioni fanno parte della vita reale.
Il plantare propriocettivo può affiancare il lavoro attivo durante le normali attività quotidiane. La persona cammina, lavora o va a scuola e continua a ricevere uno stimolo anche nei giorni in cui non esegue gli esercizi.
Non è quindi un sostituto dell’esercizio, ma uno strumento inserito in un progetto più ampio, che dovrebbe comprendere una valutazione iniziale, obiettivi dichiarati, esercizi coerenti, verifiche programmate e misurazione dei cambiamenti.
La valutazione funzionale viene prima del tipo di plantare
Una prima osservazione funzionale può comprendere prove semplici, come la capacità di sollevarsi sulle punte dei piedi e quella di mantenere l’equilibrio su un solo piede.
Queste prove possono offrire indicazioni sulla disponibilità muscolare e sul controllo della persona. Non rappresentano, da sole, una diagnosi e non sostituiscono una valutazione professionale completa: aiutano però a impostare il ragionamento e a capire se esistano le condizioni per proporre un lavoro attivo.
Il test e il ragionamento spiegati da Diego Scattolin
Nel video, Diego approfondisce la differenza tra sostegno e stimolo, mostra il criterio pratico da cui partire e spiega perché lo stesso tipo di plantare non può essere proposto indistintamente a tutti.
Vuoi vedere il ragionamento completo? Approfondisci sul canale YouTube SprintIT.
Quando sostenere e quando stimolare
Quando il piede e il sistema neuromotorio riescono a rispondere, il percorso può orientarsi maggiormente verso stimolo, esercizio e autonomia. Quando questa capacità è fortemente limitata, il sostegno biomeccanico può avere un obiettivo diverso ma pienamente legittimo: comfort, stabilità, protezione e maggiore sicurezza durante il cammino.
La qualità della scelta non dipende dal considerare un plantare “buono” e l’altro “cattivo”. Dipende dall’abbinamento corretto tra strumento, persona e obiettivo.
Anche la scarpa fa parte del progetto
Il risultato non dipende soltanto dal plantare. Una scarpa troppo corta o troppo stretta può condizionare il piede per molte ore ogni giorno. In una situazione simile, anche un buon programma di esercizi deve confrontarsi con un ambiente che continua a esercitare pressioni non coerenti con l’obiettivo.
Il plantare può avere anche una funzione pratica: rendere evidente la necessità di scegliere una calzatura con spazio e caratteristiche adeguate. È un principio che va oltre il caso specifico: quando una raccomandazione non basta a cambiare un’abitudine, il progetto dovrebbe rendere il nuovo comportamento più semplice da adottare.
Tre domande che il professionista dovrebbe porsi
1. Il plantare deve sostenere o stimolare?
Entrambe le risposte possono essere corrette, ma devono essere accompagnate da una motivazione legata alla valutazione della persona.
2. Quale parte attiva è prevista?
Quando le condizioni lo consentono, il percorso dovrebbe indicare anche esercizi, attività o cambiamenti nelle abitudini quotidiane.
3. Quando verranno verificati i risultati?
Un plantare dovrebbe essere controllato sulla persona e rivalutato nel tempo. Occorre sapere quali cambiamenti verranno osservati, con quali strumenti e rispetto a quale obiettivo.
Un plantare ha senso solo dentro un percorso
Un plantare consegnato senza un obiettivo, senza verifiche e senza una strategia complessiva rischia di restare un oggetto isolato.
Il punto non è scegliere sempre il sostegno o sempre lo stimolo. Il punto è riconoscere la funzione disponibile, definire il risultato atteso e selezionare lo strumento coerente.
Per approfondire gli aspetti operativi è disponibile anche la guida pratica alla realizzazione di un plantare propriocettivo su misura.
Due strumenti, due possibili necessità, un criterio: la valutazione viene prima del plantare.
Redazione SPRINTIT
La redazione di SPRINTIT è composta da :
- Ing. Diego Scattolin: esperto di strumentazioni per la misurazione della postura e pedane stabilometriche
- Matteo Crisci: esperto di web-marketing e strategie digitali
- Marta Foscheri: content writer
- Dott. Massimo Rossato: medico chirurgo specializzato in anestesia e rianimazione
- Dott.ssa Lina Azzini: medico chirurgo odontoiatra specializzata in chirurgia maxillo facciale
Gli articoli e i post del blog vengono decisi e redatti da tutta la redazione, vengono revisionati sia nella forma che nel contenuto, per essere il più fedeli possibile alla scienza medica moderna e approvata.